La mia Veneto Gravel

Programmata da mesi e preparata strategicamente più e più volte davanti a birrette e patatine, venerdì 13 aprile si è finalmente corso la Veneto Gravel.
La preparazione è febbrile, non appena finito col lavoro mi precipito a casa dove Andrea e Marco mi aspettano con le bici già in assetto rando/gravel. Ultimi i controlli alla mia fida Salsa Vaya e si parte verso Piazzola sul Brenta.

La location dell’evento è fantastica, un ex Jutificio adibito oggi a centro polifunzionale fa da quartier generale alla corsa dove si completano le iscrizioni e si ritira un pacco gara  impreziosito dall’esclusivo  pantaloncino  Pasol veramente molto bello.

Appena il tempo di trangugiare un panino (e birretta) e siamo in griglia di partenza. Il paese si è tutto animato per vedere la partenza di questi 300 pazzi a cavallo di strane bici e la partecipazione dei locals è veramente piacevole.
Alle 21,30 precise si parte e la splendida villa Contarini che fa da sfondo ci saluta con le sue luci sfavillanti, saranno le ultime che vedremo per molte ore. La notte ci ingoia. L’uscita dal paese è molto suggestiva, la gente è assiepata festosa ai margini delle strade e agli incroci vi sono delle candele per indicare il passaggio; l’atmosfera è molto carica e, come spesso accade in questi eventi, il cominciare a pedalare fuga ogni dubbio o perplessità. Le gambe girano bene, ho voglia di spingere e la media dei primi km. è molto alta.
La difficoltà principale è non perdere di vista Andrea e Marco, al buio con i fanali è abbastanza complicato. Andrea continua a chiamarci nel buio con dei soprannomi che diverranno in seguito un tormentone anche per gli altri partecipanti.

Il primo controllo di Castelfranco arriva veloce dopo soli 28 km. Timbro e via, si va per la Valstagna e comincia l’avventura vera. Argini sterrati,  ponti sospesi, gole, acqua ovunque che si sente ma non si vede, un vero parco giochi notturno. Unico rammarico non vedere con la luce del sole questi posti stupendi.

Prima che il sole sorga siamo a Belluno al secondo controllo al km. 148 da Robybike dove si sognava una specie di colazione ed invece troviamo ahimè solo poche briciole.
Si riparte e l’alba sullo splendido lago di Santa Croce ripaga di tutte le fatiche, i chilometri scorrono veloci. Da segnalare il sentiero completamente allagato con quasi 50 cm. di acqua che diventerà uno dei passaggi più divertenti della giornata. Arriva così anche il controllo di Cison di Valmarino al punto rosso Wilier dove reingrassiamo le catene dei nostri mezzi divenuti per l’oaccasione quasi anfibi.
Inizia la bellissima Valdobbiadene, inondata dalla luce di una bellissima giornata di sole. Alle 12, la prima vera sosta a Molinetto della Croda km. 213 e un superbo piatto di trofiette rinfrancano gli animi.
Si riparte alla volta della stupenda Susegana, veramente una perla incastonata nelle colline del Prosecco. Arrivati a Treviso, ahimè Marco decide, come peraltro programmato in partenza, di lasciarci e si avvia verso la stazione ferroviaria.

Io e Andrea proseguiamo, ma la “perdita” dell’amico e la stanchezza cominciano a segnare il passo. Pedaliamo lungo il bellissimo Sile con le ville venete e i cimiteri dei barconi a fare da sfondo e con ritmo decisamente più pesante arriviamo fino al controllo da Scavezzon a Mirano, km. 318.

Una decisa nota di merito mi sento di spenderla proprio per i fratelli Scavezzon, accoglienza super: soppresse, prosciutto da “accoltellare”, pan biscotto, birra e caffè. Bravi. Bellissimo negozio che trasuda passione e bici ovunque, c’è veramente da perdersi a guardare i telai appesi ovunque.
Si riparte e in tarda serata arriviamo a Padova, km. 355,  la stanchezza e la mancanza di sonno la fanno ormai da padroni. Neanche un ottimo gelato riesce a risollevare gli animi, il morale è molto basso.

Ciondoliamo silenziosi per la strada per altri 50 km fino ad arrivare verso le 2 al controllo di  Rovigo da Miss Grape. Il titolare ci accoglie calorosamente quasi come un crocerossino, ci invita ad entrare ed a usare i servizi. Il pavimento è disseminato di altri gravelleurs che dormono. Seguiamo pure noi l’esempio. Più che un sonno il nostro è uno svenimento controllato. Dormo quasi due ore con il casco intorno su un tappeto. Nel frattempo scopro di avere pure un potente raffreddore che impedisce completamente di respirare e alle 4 mi alzo in apnea. Noto alcuni ragazzi intenti a partire e sveglio con fatica Andrea.


Si unisce al gruppo anche Alberto, ciclista da Belluno che avevamo conosciuto a Padova. Ci chiede di partire con noi, accettiamo di buon grado, saremo compagni di viaggio per questi ultimi 210 km.

La notte è molto fredda e pedalo i primi km addirittura con il piumino. L’argine dell’Adige che punta verso Verona si rivela assai tosto, il vento contrario e l’erbetta impediscono di tenere medie decenti. Fatichiamo a stare sopra ai 20 km/h. Come sempre accade però l’alba, insieme ad una colazione faraonica, porta nuove energie.

Il vedere in lontananza il profilo delle “mie” montagne
infonde sicurezza.

Andrea riacquisisce la sua famosa parlantina che ci tiene svegli. Arrivati alla periferia di Verona al controllo da Pigozzi ci viene incontro Marco, che nel frattempo ha  dormito a casa ed è tutto bello pulito e profumato. Ci accompagnerà fino a San Bonifacio. La foto davanti all’Arena  sembra surreale dal momento che ci lavoro davanti e la vedo proprio tutti i giorni ma in quel momento il sapore è tutto diverso.

Dopo aver attraversato il centro della città puntiamo verso i colli Berici, ultimo ostacolo verso il traguardo. La tentazione di passare da casa è forte ma conveniamo che nelle condizioni in cui siamo sarebbe probabilmente la fine della corsa.
A San Martino ci viene incontro sulla strada l’amico Paolo Maimeri per salutarci e infondere un po’ di coraggio. Arrivati a Lonigo inizia il calvario dei Berici; le salite sono veramente velenose, addirittura alcune le affrontiamo a piedi. L’impressione è che l’organizzatore ci sia andato pesante nel cercare le pendenze più cattive.
La discesa sterrata dai Berici in mezzo ai frutteti è veramente liberatoria. Gli ultimi km. volano sotto le ruote e Piazzola ormai è nostra, si sente odore di impresa e le forze sembrano miracolosamente riaffiorare. Come spesso mi succede guardo incredulo il navigatore che segna 615 km. Sembra impossibile, mi sembra di essere in bici da mesi ma è solo domenica. Rientriamo sognanti a Piazzola. Firmiamo l’arrivo al km. 615 in circa 45 ore.

Mi rendo conto di avere la febbre
ma siamo contentissimi, un trionfo.

Degno di nota il ristoro finale a base di salumi e un ottima pasta e fasoi.
Mi porto a casa una bellissima esperienza fatta di fatica e privazione ma anche di condivisione e amicizia, il tutto incorniciato da un Veneto superbo che regala perle di bellezza dietro ad ogni curva e affetto profuso dai suoi abitanti incontrati sulla strada.
E come si dice: ne forte ne piano, molto, molto lontano.

Michele Dalla Riva