Graveleur: Fabio Marziali

Nome Fabio
Cognome Marziali
Professione Agente di commercio, blogger per passione

> Ciao Fabio, che bici utilizzi?
Bici da corsa Vektor Atlas Gravel e una ciclocross assemblata usata di cui non so la marca del telaio allestita con componenti vari.

> E invece… “LA” bici dei sogni?
Non ho una bici dei sogni. Il mezzo mi interessa poco. La mia passione è pedalare attraverso il mio territorio e scoprire strade nuove e luoghi interessanti. Il mio blog pedalareconlentezza.com propone itinerari ed impressioni raccolte pedalando nelle Marche. Ho volutamente escluso gli aspetti tecnici del mezzo perché non mi sento sufficientemente preparato e perché non credo siano così importanti.

> Il tuo passato e presente in sella (esperienze e “carriera ciclistica”)
Non ho mai praticato ciclismo a livello agonistico. Ho iniziato a pedalare una ventina di anni fa perché sentivo che quello era un bel modo per “scaricare” la tensione accumulata e per sentirsi liberi. Quella sensazione di libertà e di leggerezza mi accompagna ancora oggi ogni volta che salgo sulla bici e scappo via per pedalare sulle mie colline e montagne.

> Se ti dico GRAVEL, cosa significa per te?
A breve scriverò un articolo sul mio blog proprio per cercare di rispondere a questa domanda. Sono entrato nell’universo gravel da poco più di un mese. Fino ad allora avevo praticato solo bdc. In realtà nei miei itinerari ho sempre cercato, per quanto possibile, di evitare vie molto trafficate, preferendo invece le strade “silenziose”, anche se molto spesso queste si rivelavano dissestate o non proprio comode. C’erano però dei limiti. Molto spesso ero costretto a rinunciare a percorrere una stradina perché questa a un certo punto diventava troppo pericolosa per le mie gomme da 25 da asfalto.

La gravel ha rappresentato un grado di libertà in più.

La possibilità di arrivare dove con la bdc non potevo. Certo, questo sarebbe possibile anche con una mountain bike, ma la gravel la sento più vicina a me, sia per la sua impostazione simile alla bdc, sia per la sua attitudine ai percorsi “misti” asfalto, sterrato e (perché no?) sampietrini dei centri storici.


> Cosa ti piace e cosa NON ti piace di questo mondo (gravel) che in italia, seppur sia un fenomeno a livello embrionale, si sta rivelando in fortissima crescita.
Mi piace l’aumento della sicurezza con cui praticare il bellissimo sport del ciclismo, dato dalla minore probabilità di trovarsi a condividere la stessa strada delle sempre più numerose e pericolose automobili guidate da gente che ha da fare un milione di cose mentre guida. Mi piace la semplicità del mezzo, che può essere, come nel mio caso, una vecchia ciclocross, resistente e meno delicata della bdc e con meno componentistica delle tecnologiche MTB con cui si affrontano i sentieri impervi. Mi piace la filosofia con cui si guarda alla pedalata. Meno “gara” rispetto alla bdc, più cicloturistica nel senso della ricerca di bei paesaggi e luoghi interessanti e poco battuti. Ma anche meno “tecnica” rispetto alla MTB, senza la continua ricerca di passaggi al limite del possibile tra rocce e radici insidiose (poi sicuramente ci sarà qualcuno che riesce a farlo anche con la gravel, buon per lui!). Mi piace l’idea della riscoperta delle strade bianche, vero e proprio patrimonio della nostra bella Italia.

Non mi piace la continua identificazione della disciplina
con il mezzo.

Vedo spesso nei social post con la foto della bici e la domanda: « è gravel? ». Come se si avesse bisogno di conferme per il timore di aver fatto un acquisto sbagliato! O come se si volesse seguire la moda del momento e essere sicuri di farlo nel modo giusto. Viviamo un periodo in cui le varie aziende propongono continuamente modelli nuovi con geometrie e componenti molto diverse, alcune più vicine alla bdc, altre alla MTB, per cui

ho l’impressione che alla fine dire cosa sia gravel e cosa non lo sia diventi un esercizio abbastanza ozioso e poco utile. Non mi piace il rinchiudersi dentro una categoria.

Per mia natura sono portato più alle unioni rispetto alle divisioni. Considero più gli elementi in comune rispetto a quelli di distinzione. Non ho mai capito le diatribe e gli sfottò che a volte si creano tra bikers e stradisti. Mi piace pensare che siano due aspetti dello stesso meraviglioso sport. Io la gravel la vedo come una soluzione che mette tutti d’accordo, non come una nuova categoria a cui cercare di appartenere ad ogni costo.

Per chi avesse voglia di pedalare nelle terre di Fabio, ecco il suo blog pedalareconlentezza.com