Graveleur: Alessandro Giona aka Mr. MaMoreMA

Nome Alessandro
Cognome Giona
Professione informatico

> Ciao Alessandro, che bici utilizzi?
Telaio d’importazione cinese assemblato da Tsunami Carbon Project, così come le ruote che utilizzo

> E invece… “LA” tua bici dei sogni?
Al momento l’attuale… ci sto facendo di tutto e non mi fa mancare nulla (a livello di geometrie ce l’ho solo nei sogni… in giro non ho ancora trovato quello che vorrei)

> Il tuo passato e presente in sella (esperienze e “carriera ciclistica”)
Classe ’74, ciclista semiserio da una quindicina di anni, prima granfondista di modesti livelli per qualche anno, per passione (mai fatto una tabella, i watt so cosa sono perchè li leggo sulle lampadine di casa quando le devo cambiare…) poi mi sono stancato di fare granfondo e di “mettere un numero sulla schiena” e così sono passato a fare Gravel o a fare lunghi anche in BDC (qlc Rando o giri autocostruiti)

> Se ti dico GRAVEL, cosa significa per te?
Libertà… di uscire dagli schemi, di non essere stereotipato, di proseguire quando l’asfalto finisce, di cercare nuove strade e di riscoprirne di vecchie (magari dimenticate), di far conoscere qualcosa di nuovo magari (organizzando MAMOREMA Gravel NO Race), direi che ho sintetizzato tutto nella presentazione-manifesto del Club Strava che ho aperto l’anno scorso, il “Gravel Club” (seguito da poco anche dal gruppo FB, dedicato SOLO alla condivisione di percorsi ed eventi)


> Cosa ti piace e cosa NON ti piace di questo mondo (gravel) che in italia, seppur sia un fenomeno a livello embrionale, si sta rivelando in fortissima crescita?

A livello embrionale secondo me forse poteva esserlo un paio di anni fa… quando i primi gravellisti si rivolgevano magari a piccoli artigiani o c’erano i primi telai d’importazione per poter pedalare Gravel. Mi piace l’idea di pensare che, vedendo come i grandi marchi si siano affacciati in quest’ultimo periodo al mondo Gravel, per una volta siano stati i consumatori finali, i primi pionieri, ad indirizzare il mercato… e poi, almeno in Italia,

la crescente voglia di allontanarsi dal traffico, di pedalare tranquilli abbia sempre di più fatto crescere il movimento…

quello che mi piace l’ho appena detto: c’è un movimento che si autoreferenzia, che si autoalimenta, che è sempre in costante movimento, che non si prende troppo sul serio. Non mi piace (e qui c’è il rovescio della medaglia) che qualcuno stia già immaginando il Gravel come una sorta di nuovo terreno di conquista (leggi grandi marchi) o di competizione (siccome le GF ormai le hanno spremute a fondo e certi numeri iniziano a calare non vorrei ci si spostasse a fare vere e proprie GARE Gravel).

> Se hai altro da aggiungere, vai pure a ruota libera
Intorno al “mondo Gravel” ci sono tante storie, tante persone… mi piace la genuinità di questo ambiente e mi piace (almeno cerco di farlo) condividere esperienze, percorsi, fotografie, immagini, video di quello che faccio e che vedo fare.